Ricette Familiari

22/09/2016

Non è mai facile per un familiare accettare la diagnosi di malattia mentale del proprio caro e quando, come per magia, si riesce a trovare l'ingrediente migliore affinché la rabbia si affievolisca e la fiducia negli altri e in se stessi ritorni, è sempre una grande gioia.
Questa estate, una "calda" focacciata è stata la ricetta vincente per gli ospiti della Crap e le loro famiglie che, nel mese di Luglio, hanno trascorso, presso il Lido " Il Trullo" di Molfetta, un piacevole pomeriggio assieme agli operatori della Crap.
È proprio una mamma a narrare le emozioni di quella giornata e lo fa in questo modo speciale:
" Arriviamo nel posto chiamato "Il trullo".  Il posto è all'aperto, a due passi dal mare, di un bellissimo azzurro (...) Ci sediamo in un piccolo cerchio, uno accanto all'altro. Ogni tanto ci spostiamo di posto, girando con le sedie, in cerca dell'ombra, cominciando a ridere perché a ripararci dal sole è solo un ombrello sfilacciato (...) Nel frattempo  quasi tutti fanno il bagno e noi continuiamo a spostarci, chiedendoci a vicenda se stiamo bene e se abbiamo trovato un posto all'ombra. Intanto continuiamo a ridere e, anche se il sole sembra prendersi gioco di noi, nessuno si alza, ci guardiamo e sorridiamo, beati, in un relax intoccabile. Nel frattempo, in silenzio, io continuo a guardare tutti quelli che mi circondano ed ognuno fa quello che vuole, serenamente. Mia figlia mi guarda, mi chiede se sto bene ed io le rispondo che è davvero bello essere lì, con lei e con tutte queste persone.
Quando è il momento di mangiare, ci sediamo uno accanto all'altro, in una grande tavolata: donne, uomini, ragazzi, bambini e, di fatto, come bambini siamo tutti felici, ridiamo, scherziamo ed è lì che sento l'esigenza di farmi chiamare e di poter chiamare con il " Tu" e non più con il " Lei", così austero. Chiamiamoci per nome, propongo.
Mi sembra che ci teniamo per mano, uno con l'altro, in una catena che nessuno in quel momento avrebbe potuto spezzare perché  li, in quel posto ed in quel momento, c'era così tanta vita che neanche una città, con tanta gente, avrebbe potuto contenere.
Volevo fermare il tempo perché lì davanti e tutto intorno c'era chi ballava, chi si abbracciava, chi rideva ed in tutto questo arcobaleno di colori abbiamo assaporato un cibo genuino, semplice, non elaborato.
Mia figlia mi dice di essere felice di essere lì con noi;  ci emozioniamo a vicenda, non ci sono parole.
Io e gli altri familiari ci promettiamo di incontrarci ancora, al più presto, ed io intanto mi imprimo nella mente quel pomeriggio, affinché l'indomani possa farmi compagnia. Penserò che in fondo è bastato stare noi, tutti insieme, il mare, la musica, il cibo, l'allegria per ottenere un impasto eccellente".


Grazie di cuore, A.

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